domenica 20 maggio 2018

Nuove uscite e anticipazioni


In questo fine settimana ci sono state alcune novità che sommerò in quest'unico post:

Mike Vennart ha da molto tempo annunciato il secondo album al quale, ancora una volta, prenderanno parte gli ex Oceansize Richard Ingram e Steve Durose. Ancora non c'è una data definitiva, ma nel frattempo è possibile ascoltare il nuovo singolo Donkey Kong.


 Tra i singoli che annunciano nuove eccitanti usciteci sono quelli di Skyharbor (il più volte annunciato Sunshine Dust è previsto per il 7 settembre) e di The Mercury Tree che si ripresentano con il pezzo Superposition of Silhouettes composto interamente in accordatura microtonale.





Forse sapete che i The Dear Hunter e i Between the Buried and Me hanno intrapreso insieme un tour statunitense. Le due band sono molto amiche e hanno deciso di celebrare la cosa con uno speciale 7" in edizione limitata dove ognuno coverizza un pezzo dell'altro: The Tank per i Between the Buried and Me e Rapid Calm per i The Dear Hunter.


Sempre in tema di singoli il trio giapponese di math pop Tricot ha appena pubblicato due nuovi brani inediti dal titolo postage e On the boom.



I Dream the Electric Sleep hanno invece recuperato un intero album inedito risalente al 2008 (quando la band era appena in embrione ed era solo un duo) dal titolo The Giants Newground. Questa uscita anticipa anche il nuovo lavoro previsto per il 2019 e prodotto nientemeno che da Michael Beinhorn.

domenica 13 maggio 2018

Not a Good Sign - Icebound (2018)


In pochi anni il progetto Not a Good Sign, pensato e formato nel 2012 dal chitarrista Francesco Zago (Yugen) e dal tastierista Paolo «Ske» Botta, è arrivato al terzo album, questa volta con qualche novità. Infatti Zago all’indomani del secondo lavoro in studio From a Distance (2015) ha lasciato la direzione del gruppo nelle mani del solo Botta che in questa sede si carica sulle spalle il peso di firmare tutte le composizioni, ad eccezione di Truth di De Sarno/Trevisan. Icebound testimonia inoltre l’ultima presenza del cantante Alessio Calandriello (La Coscienza di Zeno) che si congeda lasciando le future parti vocali al nuovo chitarrista Gian Marco Trevisan, ma le più considerevoli novità riguardano la direzione dell’album. 

Quello che era nato come un sodalizio che potesse accostare le potenzialità melodiche, alleggerendo le complessità più astruse del prog in favore di costruzioni musicali più scorrevoli, qui assume contorni propriamente avventurosi e audaci, come la lunga cavalcata Hidden Smile, brano di punta che approfondisce in maniera spigolosa e ruvida le prospettive di 1000Autunni, il bell’album solista di Botta risalente al 2011. Se infatti prima nei Not a Good Sign era rispettato il giusto equilibrio tra parti vocali e strumentali in una filosofia compositiva prossima all’estetica “song oriented”, Icebound si immerge in spazi multiformi tipici del prog e lo fa con lucidità nel mantenere legami tanto con il presente quanto con il passato. 

Le due anime di Frozen Words e Down Below si riescono ad integrare con il moderno art rock e il prog jazz, rimarcato anche dai prestigiosi interventi del sax vandergraaffiano di David Jackson che si fanno spazio nelle trame tensive di Trapped In. Alla fine però il maggior pregio di Icebound (e della band soprattutto) risiede nel fatto che, pur utilizzando timbriche strumentali ormai consolidate all’interno del progressive rock, queste si discostano da qualsiasi sterile paragone e creano una miscela esplosiva e personale. Icebound è così da catalogare come un grande album di prog moderno.


domenica 6 maggio 2018

Altprogcore May discoveries, part 2


From Worry to Shame è l'esordio del duo Head with Wings formato da Joshua Corum e Brandon Cousino. Il concept album, in uscita l'1 giugno, è stato registrato e prodotto da Frank Sacramone e Jamie Van Dyck degli Earthside (che suonano anche come ospiti) e mixato da Forrester Savell (Karnivool).




Vi ricordate gli Anywhere? No? Beh è comprensibile visto che sono passati sei anni dal primo LP  prodotto dall'unione di Cedric Bixler Zavala, Mike Watt e Christian Eric Beaulieu. Questa volta a tenere le redini del progetto è il solo Beaulieu accanto al quale compaiono una serie impressionante di ospiti a partire dagli stessi Bixler Zavala e Watt e poi Krist Novoselic, Dale Crover, Naima Mora, Gregory Rogove, Isaiah Mitchell e molti altri. Anywhere II raccoglie comunque i nove brani editi in passato nei due EP Olompali (2013) e Light the Portals (2016).


Terzo album per la band belga ATMOSPHERES che con Reach producono un buon djent atmosferico di cui la ricetta è stemperare le parti più aggressive elettrico/elettroniche con voci e sonorità dreamgaze.



I MoeTar, dopo due album in studio eccellenti che mischiavano art rock e progressive, si sciolgono e ci dicono addio con questo EP che raccoglie le ultime quattro composizioni registrate dal gruppo. Un vero peccato.



EP di debutto per gli italiani Nowe, quintetto di Schio con voce femminile e un bell'amalgama strumentale di suoni elettrici impalpabili tra post rock e dream pop.



Il 22 giugno vedrà anche il ritorno dei Roller Trio, con il terzo album New Devices, che con un piccolo cambio di line-up, con l'inclusione del chitarrista sperimentale Chris Sharkey, probabilmente segnerà anche un cambio di direzione verso paesaggi fusion più all'avanguardia.

venerdì 4 maggio 2018

Oh Malô - Young Orchard, Vol.1 (2018)


Dopo l'anticipo di due singoli dal potere ultraterreno, gli Oh Malô pubblicano oggi il loro primo EP, a due anni di distanza dall'esordio As We Were che fu una delle più belle soprese del 2016. Young Orchard, Vol.1, come facevano presagire Don't Look, Don't Stare e Pedaling Backwards (dei quali ho già detto), segna un passo avanti nella ricerca del raffinato e atmosferico rock sperimentale della band di Boston: si infittiscono i suoni impalpabili e post rock, si accentuano le voci angeliche e lontane, si consolidano trame eteree e non convenzionali. I brani che non avevamo ancora ascoltato (a parte il breve strumentale Orchard) Concierge Man e Read Me sono fatti di fievoli arpeggi e increspature minimali le cui tessiture dalle soffici atmosfere riescono a creare avvolgenti e solide strutture che vanno a completare un quadro sonoro di sapori affini ma totalmente diversi da ciò che era As We Were. Se questa deve essere la nuova pelle degli Oh Malô ben venga, anzi è un peccato che l'EP si risolva praticamente in quattro bellissime tracce che ci fanno agognare al più presto l'arrivo del previsto volume secondo.


martedì 1 maggio 2018

Altprogcore May discoveries


I The Valley Ends non sono esattamente una nuova scoperta: il quintetto australiano è dal 2014 che non si presenta con nuovo materiale, quando fu pubblicato l'ottimo EP d'esordio Falls e quindi è bene ricordarli in questa sede con una nuova introduzione dato che ieri è stato realizzato con un video d'accompagnamento il primo inedito a distanza di quattro anni, dal titolo Dark Emu, che anticipa l'album Hearth in uscita entro la fine dell'anno.



I due gruppi francesi di estrazione ultra sperimentale PoiL e ni si sono fusi insieme per dare vita ad un'unica entità chiamata PinioL e portare alla massima potenza le loro esperienze jazzcore, math rock e avant-garde in quello che è un debutto al fulmicotone. Insieme la band forma un settetto che raddoppia alcuni strumenti (abbiamo due batterie, due bassi, due chitarre e una tastiera) e grazie a tale espediente si destreggia in un'incredibile e irregolare selva ritmica che si dipana in prodigiose evoluzioni math fusion e irriverenti echi di zeuhl e art rock dadista. Un must per i fan dei King Crimson e non solo. 



Il progetto Lack the Low fa in realtà riferimento alla giovane cantante e polistrumentista di Melbourne Kat Hunter. One Eye Closed è il suo debutto che si divide tra cantautorato sperimentale e art rock in una vena non dissimile a Bent Knee, Thom Yorke e l'ultimo Bon Iver più elettronico.



Anche gli Slow Talk sono un duo proveniente da Melbourne formato dal cantante James Butler e dal chitarrista Ash Fuller. L'EP New Vernacular è una raccolta di pezzi di post hardcore moderno molto debitore delle elucubrazioni psichedeliche dei primi Circa Survive e qualche influsso, mai troppo estremo, dello swancore più melodico che si sta profilando negli ultimi anni con gruppi come Hail the Sun e Sinavar.



Chitarrista di Sydney, Harvey Shepherdson-Beck è un altro prodigio da cameretta che potrà interessare ai seguaci di Owane, Plini, Maxim David Micic, ecc. e che non a caso ospita in questo suo album colleghi del calibro di Jakub Zytecki, Sithu Aye, Adam Rafowitz e Stephen Taranto.



Dopo due singoli in anteprima per riscaldare la pista, ecco che arriva il debutto del trio formato da Sergio Medina (chitarra), Kurt Travis (voce) e Joseph Arrington (batteria). I Royal Coda suonano come una sintesi dei gruppi dai quali provengono i tre membri (A Lot Like Birds, Stolas, Sianvar) e delle deviazioni meno estreme che hanno imboccato ultimamente tutte queste band. Al genere experimental post harcore non aggiungono nulla di nuovo, ma una particolare segnalazione di merito va se non altro alla ricerca sonora di Medina che qui prosegue in solitaria quanto elaborato insieme a Will Swan su Stay Lost dei Sianvar.

sabato 14 aprile 2018

Introducing paranoid void


Se c'è qualcosa che non smette di annoiare, anche se generalmente è una formula che abbiamo già conosciuto grazie ad altre band, è il math rock giapponese. In questo caso stiamo parlando di un trio tutto al femminile che già, messa così, può far pensare alle tricot e in effetti le tre signorine di Osaka, Meguri, Yu-Ki e Mipow, con le loro doti strumentali sono delle degne discepole di quella band. Anzi, le paranoid void puntano su una complessità esecutiva ancor più prominente e poliedrica, alleggerendo di molto quell'indirizzo J-pop che ultimamente hanno imboccato le tricot. Formate nel 2015 le paranoid void hanno all'attivo il mini album Pop Music (2016) e il full length Literary Math, pubblicato il novembre scorso.

Il minimo comune denominatore dei due lavori rimane la sfida di "creare composizione a tre dimensioni con parole, musica e sensibilità dal punto di vista femminili" come dichiarato dalle tre, oltre che sfoggiare una impeccabile propensione per le dinamiche e architetture intricate e geometriche. Le differenze tra le due uscite sono invece meramente estetiche: come i titoli possono far intuire, il primo mini album è più indirizzato ad una forma cantata e quasi J-pop, anche se è molto limitante associarlo a questa definizione; Literary Math invece riduce gli interventi vocali e si concentra più sull'aspetto strumentale. In ogni caso entrambi risaltano un aspetto del math rock che le paranoid void affrontano con immensa competenza e capacità.








martedì 10 aprile 2018

Kindo - Happy However After (2018)


Nella velocità frenetica a cui ci ha abituato la Rete, in particolare nel fruire musica alla stregua di un prodotto da fast food, è quasi impossibile non riuscire ad ottenere un album che ci interessa al momento della sua uscita. Senza considerare i metodi illegali, le numerose piattaforme streaming ci offrono una vasta scelta di opzioni per entrare in contatto con i nostri artisti preferiti. Eppure, paradossalmente, solo pochi hanno avuto la possibilità di ascoltare uno dei migliori album prodotti nel 2017. Non che accedervi fosse esclusiva di un ristretto gruppo di persone, ma questa pre-release è stata ottenuta da chi ha dato il proprio contributo al gruppo tramite la piattaforma Patreon che, per gli artisti indipendenti, è un mezzo simile a PledgeMusic per finanziare i propri progetti, chiedendo ai fan un atto di fede e pagare in anticipo la musica che verrà prodotta.

Il nome della band di cui stiamo parlando è The Reign of Kindo, quintetto di Buffalo in attività ormai da più di dieci anni. Parlando di loro è necessaria quasi una nuova presentazione dato che da cinque anni ormai sono rimasti in silenzio discografico, ripresentandosi addirittura con una variazione sul nome che lo abbrevia semplicemente in Kindo. Come i The Dear Hunter e i Coheed and Cambria, i Kindo si sono mossi nella medesima scena alternativa prog statunitense, adottando però uno stile molto lontano da questi, che parte da premesse pop jazz venate di sfumature da rock alternativo, soprattutto nel primo omonimo EP (2007) e nei due album Rhythm, Chord and Melody (2008) e This is What Happens (2010), fino ad arrivare a includere funk, soul, R&B e ritmiche latinoamericane nell'ultimo Play with Fire (2013). Che il loro retaggio rimanga comunque parte della scena prog alternative è provato dal fatto che nel 2014 accompagnarono come spalla i pionieri del metal sperimentale Cynic nel loro tour estivo affiancati dagli Scale the Summit, una nota abbastanza chiara per capire la trasversalità di pubblico che avevano raggiunto i The Reign of Kindo.

Arrivando al presente, sciolti dal contratto con la Candyrat Records, il gruppo si è ritrovato a pensare un modo per ripartire e rigenerarsi con la decisione di utilizzare il sito di crowdfounding Patreon per produrre un nuovo album, proseguendo senza il supporto di nessuno se non loro stessi e i propri fan. È il frontman Joey Secchiaroli che, sotto suggerimento dell’amico Louis Abramson batterista della prog band Jolly, viene indirizzato verso le possibilità offerte dalla piattaforma con la quale i The Reign of Kindo, dal gennaio 2016, si sono impegnati a realizzare a cadenza mensile un brano scaricabile riservato solo agli abbonati. La campagna ha avuto così successo che non solo sono state completate la dieci tracce presenti nel nuovo album intitolato Happy However After (in uscita il 13 aprile), ma la produzione sta attualmente proseguendo con altri inediti che andranno a compilare il lavoro successivo e, come se non bastasse, alle sorprese si è aggiunto il ritorno all'ovile del pianista Kelly Sciandra che aveva lasciato la band all'indomani del secondo album.

Il nuovo materiale riesce a dare nuova luce alla musica dei Kindo, rinnovandosi con un’esaltante formula che preserva la componente prog, aumentando al contempo le connotazioni pop. Il tempo passato a ridefinire il proprio stile ci ha restituito un gruppo differente con la voglia di rimettersi in gioco e forse anche il cambio di nome, che ha destato alcune perplessità nei fan della prima ora, proprio per questo non pare del tutto fuori luogo. La formazione stessa si è allargata assomigliando ad un ensemble dove, accanto alla classica line-up formata da Joey Secchiaroli (voce, chitarra), Steven Padin (batteria, voce), Jeff Jarvis (basso), Danny Pizarro (tastiere) e Mike Carroll (chitarra, percussioni, MIDIness), si sono aggiunti Geraldo Castillo (percussioni, voce), John Baab (chitarra), Kelly Sciandra (tastiere) e Darren Escar (sassofono). Una speciale menzione va al rafforzamento del reparto percussivo, testimoniando che non è un caso se tra i Paesi al di fuori degli Stati Uniti dove i Kindo si sono guadagnati un certo seguito ed esibiti più volte ci sia il Brasile: l'art rock esotico di Let Me Be sembra proprio un omaggio alle inclinazioni musicali di quelle parti.

Le possibilità offerte da un tale insieme è messo alla prova già dall'apertura spettacolare di Human Convention in un condensato coinvolgente di funk, disco e improvvise svolte latin, sempre preservando un’esecuzione eclettica con più sfumature. È di fatto incredibile come poliritmie, multitematicità, intermezzi prog e armonie vocali abbiano la stessa importanza di linee di elettronica, beat funky e dance, trasportati in un contesto da big band fusion che passa agilmente da uno stilema black all’altro con la stessa disinvoltura degli Snarky Puppy. Ma al di là delle variazioni tematiche ciò che emerge anche nei brani più ortodossi è l'abilità dei Kindo nell'utilizzo di una vasta scelta di nuance, tinte, gradazioni o sfumature di piccoli sketch sonori i quali mutano il registro e la voce degli strumenti. Il meticoloso equilibrio tra questi vari fattori permette ad un disco come Happy However After, prevalentemente formato da brani di natura romantica, di sfuggire a facili cadute stucchevoli. In questo modo le sentimentali arie di About Love e Catch the Gleam non appaiono mai scontate e ripetitive. City of Gods e Return to Me, che alternano atmosfere da ballata e ritmate accelerazioni, trasformano i cambi di registro nei loro punti di forza, contagiando persino lo smooth jazz One in a Million e la disco funk di Smell of a Rose. Già dalla fine del 2017 sapevo che Happy However After sarebbe stato una delle migliori uscite del 2018 e vi posso anticipare che Happy However After part II si preannuncia altrettanto spettacolare, certificando un ritorno in grande stile che potrebbe far finalmente conoscere il nome dei Kindo ad un pubblico più vasto.


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